ENG
People often ask me if, even in the digital era, I “still” print photos. My answer is always the same: I never stopped printing my pictures and I consider the journey from an idea to a photo done just when it is finally printed on a proper material. The screen of our computer is a deceptive mean, since colours, contrast and brightness are different from screen to screen. And then the material support is missing: the tactile consistence of a quality paper and the smell of the ink are something that, clearly, is missing in a picture as it is seen on a screen.
I’m always happy when I see one of my works printed and hung on a wall; I see it as the conclusion of something, as if until it wasn’t printed, that picture didn’t even exist. For these reasons I decided to print a selection of photographic works to put on sale, to allow anyone who wants to own one of my photos to come to my studio and watch them live, not only to browse them on a monitor.
The pictures are 20x30 cm and are printed on a Hahnemuhle Photo Rag Pearl 320 gsm paper.
You can also ask for different print sizes.
Every artwork will be signed by me and will have a certificate of authenticity.
Email me: info at lucasavettiere.com

ITA
Spesso capita che mi venga chiesto se, con l'avvento del digitale, io stampi "ancora" le fotografie. La mia risposta è sempre la stessa: non ho mai smesso di stampare le mie foto e considero completato il percorso dall'idea alla fotografia solo e soltanto quando questa è finalmente stampata su un supporto adeguato. Lo schermo dei nostri computer è uno strumento ingannevole dato che colori, contrasto, luminosità sono diversi da monitor a monitor. E poi manca la matericità del supporto: la consistenza tattile di una carta di qualità e l'odore dell'inchiostro di stampa sono un qualcosa che, evidentemente, manca nell'immagine vista su uno schermo.
Sono sempre felice di vedere un mio lavoro stampato e appeso ad una parete; lo vedo come il completamento di qualcosa, come se fino a prima di essere stampata quella foto non esistesse per davvero.
Per questi motivi ho deciso di stampare una selezione di opere fotografiche da destinare alla vendita, così da permettere a chi avesse voglia di possedere una mia foto, non soltanto di sfogliare una gallery a monitor, ma di venire in studio a guardarle dal vivo.

Le foto hanno una dimensione di 20x30 cm e sono stampate su carta Hahnemuhle Photo Rag Pearl 320 gsm. Sarà possibile comunque commissionare stampe di formati differenti.
Ogni opera sarà da me firmata e accompagnata da un certificato di autenticità.
Email: info at lucasavettiere.com
ENG
In my pictures I put a lot of myself: my story, my fears, the things I love and those I hate. I don’t know how much of this reaches whoever looks at them. I’m not sure I’m that good at telling the image and its content just through the simple picture, but I think that getting better at this is part of the stylistic evolution of those who uses a specific language as photography. Sometimes I ask myself how much my photography is impulsive or studied, and I’m not able to answer.
I’ll try to explain myself better: if you assume that photography is something that originates from the idea, continues with the shutter click and comes to an end with the print, you can easily understand that a picture is not only that 1/125 sec. during which the light hits the sensor or the film. Even a picture like this, that I took during a quiet Saturday in November, has its origin and a design part, even if short: everything originates from the connection between what’s in front of me, the light and my mood.  
I look at the subject, I study the context, I get closer, then I step back, I understand if I just have to look or if I can also shoot. Yes, sometimes it happens that there aren’t the conditions to take a picture but only to look and remember, just to come back and shoot, if possible - sometimes it never happens: some pictures have “lasted” months before ending up in the memory of my camera, others years and years, others I haven’t taken yet, many of them I will never take. They become almost a life mission.
In this case, with the places of this picture it was love at first sight: if you have a smattering of photography it will be clear my attempt to allude to Luigi Ghirri’s work made in the adriatic coast at the end of 80s: a terrace on the sea, a space designed for sociality, completely empty.
The weather in Sicily allows to go in summer places even 8 months a year, but the custom is to abandon these places at the end of September and re-start them not before June. At the end of every September in these places the human race extinguishes, leaving clear signs of its presence. Not even a person; empty and still playgrounds, the smell of the air, the November sea in the horizon, separated from the geometry of the little columns of the parapet, with a little opening on the left. The space gets a different meaning from which it was designed and built. Now that all the human beings are gone, the space instills serenity mixed with nostalgia - I guess - a mood perfect for wallowing in during a Saturday morning of November. Once I’ve recorded everything in my memory, here it comes the 1/125 sec, the needed action to record that light, that mood, that vision on a temporary support, to be transferred on paper.

ITA
Nelle mie foto io metto tanto di me stesso: la mia storia, le mie paure, le cose che amo e quelle che odio. Non so quanto di tutto questo arrivi a chi le guarda, non sono sicuro di essere così bravo da raccontare l'immagine ed il suo contenuto solo con l'immagine stessa, ma credo che il migliorare questa capacità faccia parte dell'evoluzione stilistica di chi utilizza un linguaggio specifico come la fotografia. A volte sono io stesso a chiedermi quanto la mia fotografia sia impulsiva oppure studiata, e non sono in grado di dare una risposta. Cerco di spiegarmi meglio: se si parte dal presupposto che la fotografia sia un qualcosa che nasce con l'idea, continua con la realizzazione dello scatto e termina con la stampa, si comprende facilmente che una foto non è solo quel 1/125 sec. in cui la luce colpisce il sensore/pellicola. Anche una foto come questa, scattata durante un tranquillo sabato di novembre, ha una sua genesi, una parte ideativa, seppur breve: tutto nasce dal rapporto tra ciò che mi trovo davanti, la luce ed il mio stato d'animo. Guardo il soggetto, studio il contesto, mi avvicino, poi mi allontano, capisco se devo solo guardare oppure posso anche scattare una foto. Sì, a volte capita che non ci siano le condizioni per fotografare ma solo per guardare e ricordare per poi, quando possibile - a volte non accade mai, tornare e fotografare: ci sono delle foto che "sono durate" mesi prima di finire nella memoria della mia macchina, altre anni, altre non le ho ancora scattate, molte non le scatterò mai. Diventano quasi missioni di vita.
Nel caso dei luoghi presenti in questa immagine, che per chi mastica di fotografia sarà evidente il mio tentativo di citare l'inimitabile lavoro fatto da Luigi Ghirri sulla riviera adriatica alla fine degli anni '80, è stato amore a prima vista: una terrazza sul mare, uno spazio strutturato per la socialità, completamente vuoto. La Sicilia ha un clima che permette di frequentare i luoghi estivi anche otto mesi all'anno, ma per prassi questi vengono abbandonati a fine settembre e riattivati non prima del mese di giugno. Ogni fine settembre in questi luoghi la razza umana si estingue di colpo, lasciando evidenti i segni del suo passaggio. Nessuna persona, oggetti costruiti per il gioco completamente fermi e vuoti, l'odore dell'aria, il mare di novembre all'orizzonte, separato dalla scena dalla geometria delle colonnine del parapetto, con una piccola apertura a sinistra. Lo spazio acquisisce un significato diverso da quello per cui è stato progettato e costruito. Adesso che gli esseri umani sono spariti, lo spazio trasmette serenità mista a nostalgia credo, uno stato d'animo in cui crogiolarsi piacevolmente durante un sabato mattina di novembre. Registrato tutto nella mia memoria, arriva il momento di quel famoso 1/125 di secondo, dell'atto che serve a registrare quella luce, quello stato d'animo, quella visione su un supporto temporaneo, per poi trasferire tutto sulla carta.

ENG
This horizon with “lapino” (Piaggio Ape car) belongs to a series of pictures that I think I’ll produce for a while yet. It has been taken on the Seafront Cristoforo Colombo, an almost abandoned part of coast 5,6 km long, between Palermo and its airport. In this part of the coast there are a lot of abusive houses built between 70s and 80s that, luckily, are dropping thanks to a demolition plan that will last years. The demolished houses leave empty breaks in which always something happens, where there’s always something that seems to be put there to be shot. It was a sunny and warm morning in June 2016, I was slowing driving in the seafront when out of the corner of my eye I saw the “lapino” set in the ground just before the sea. I immediately stopped and, looking carefully, I noticed the lonely bather that had arrived there with its tiny car and with just one luggage, the beach umbrella. The good thing about these scenes is that they could be the perfect starting point for dozens of tales, and I could have been there for the entire morning imagining the story of that man, his “lapino” and the beach umbrella. The scene asked to be shot, so I quickly took my camera and took this picture. If you are interested, on my website lucasavettiere.com it is possible to see a work dedicated to this part of the coast, “5,6 Km”.
This imagine is part of “5,6 Km”, photographic work on the Seafront Cristoforo Colombo of Carini (Pa) - 2014


ITA
Questo orizzonte con "lapino" appartiene ad una serie di immagini che credo produrrò ancora per qualche anno. E' stata scattata sul Lungomare Cristoforo Colombo, un tratto di costa semi-abbandonato lungo 5,6 Km, tra Palermo ed il suo aeroporto.
Su questo tratto di costa sorgono moltissime abitazioni abusive costruite tra gli anni '70 e '80 che per fortuna da qualche anno  cominciano a diminuire grazie ad un'opera di demolizione che durerà anni. Le case demolite lasciano squarci vuoti nei quali accade sempre qualcosa, dove c'è sempre qualcosa che sembra essere stata messa lì per essere fotografata.
Era un assolato e tiepido mattino del giugno del 2016, stavo lentamente percorrendo il lungomare quando con la coda dell'occhio vidi il "lapino" incastonato nel terreno a ridosso del mare. Mi fermai immediatamente e, guardando con più attenzione, notai il bagnante che solitario era arrivato lì con il suo piccolo mezzo di trasporto con un unico bagaglio, l'ombrellone da piantare sulla sabbia. Il bello di queste scene è che potrebbero essere lo spunto per decine di racconti, ed io sarei potuto stare lì anche l'intera mattinata ad immaginare la storia di quell'uomo, del suo "lapino" e dell'ombrellone.
La scena chiedeva di essere fotografata, così rapidamente tirai fuori la macchina e scattai questa foto.

Per chi fosse interessato, sul mio sito - lucasavettiere.com - è possibile vedere un lavoro dedicato a questo tratto di costa, "5,6 Km", appunto.
Image from "5,6 Km", photographic project about Lungomare Cristoforo Colombo in Carini (Pa) - 2013
"Apollo 13" - Lungomare Cristoforo Colombo in Carini (Pa) - 2016
ENG
One of the aspects of the “landscape” photography that I like is the apparent objectivity: people often think that photography, technically, does nothing but accurately copying the reality. Nowadays, luckily, people also think that the photographer makes his own choices when looking at the reality, and those choices create a style.
In landscape photography (a very wide concept) these choices are often “invisible” because tied not so much to the technical choices, but to an awareness of the point of view and of what we want that point of view to tell.  The more this process becomes conscious, the more the picture becomes the tale of the experience of who took it, more than simple impartiality.
It’s been awhile since I’m putting together some pictures, like the one above, that - in my personal point of view - tell best my relationship with Sicily and, above all, with its light. So it came out the series of pictures “somewhere in Sicily”, where I deliberately don’t mention the photographed places: the aim is to try and find those common features that make Sicily recognizable from Sicilians and not.

ITA
Uno degli aspetti che mi piace della fotografia di "paesaggio" è l'apparente oggettività: fa parte di un pensiero comune l'idea che la fotografia, tecnicamente, non faccia altro che riprodurre fedelmente la realtà che ci circonda. Fa altrettanto ormai, per fortuna, parte di un pensiero abbastanza diffuso che il fotografo faccia delle scelte interpretative che creano uno stile. Nella fotografia di paesaggio (concetto estremamente ampio) spesso queste scelte sono "invisibili" perché legate non tanto alle scelte tecniche, ma ad un consapevolezza della visione e di ciò che vogliamo che quella visione racconti. Più questo processo diventa consapevole, più l'immagine diventa un racconto dell'esperienza di chi l'ha prodotta, piuttosto che mera oggettività.
Da qualche tempo sto mettendo insieme alcune immagini, come quella qui sopra, che, secondo il mio personale punto di vista, raccontano al meglio il mio rapporto con la Sicilia e, soprattutto, con la sua luce. Così è nata la serie di immagini "somewhere in Sicily", dove volutamente non cito i luoghi fotografati: l'intento è quello di provare a trovare quelle caratteristiche comuni che rendono riconoscibile la Sicilia da siciliani e non.

No title - Somewhere in Sicily - 2016
No title - Salina - 2016
Volendo generalizzare, c'è un tipo di luce che amo, ed è quella del mattino: in qualsiasi stagione dell'anno questo tipo di luce è quella che, tirando le somme, mi da le maggiori soddisfazioni. Sicuramente il fatto che ami svegliarmi presto e che le prime ore della giornata siano sempre quelle in cui il mio cervello rende di più, influenza anche la mia fotografia. Delle prime ora della giornata mi piace la solitudine, il suo silenzio. Mi piace il sentirmi ipersensibile a qualsiasi stimolo, fisico e mentale.   Mi piace dare il giusto spazio ai miei pensieri. I giorni festivi sono quelli che preferisco, perché mi danno il tempo di godermi pienamente l'inizio della giornata, senza che il costante pensiero ai doveri professionali diventi predominante. 
Adoro le volte in cui, come nel caso di questa fotografia, mi trovo fuori città, non importa se per vacanza o per lavoro, e dall'alba fino all'ora della prima colazione mi trovo a vagare senza meta. In questo caso mi trovavo a Salina, isola splendida dell'arcipelago delle Eolie, era fine di ottobre di quest'anno, il 2016. Avevo già passeggiato per diverso tempo, erano infatti le nove del mattino quando scattai questa foto: vidi queste tre basi per ombrellone messe in posa su un set organizzato appositamente per me: la luce era perfetta, i colori delle basi erano correttamente abbinati al colore e alle condizioni del muro un po' rovinato dalla salsedine del mare distante solo un decina di metri. Le basi ai miei occhi non erano più degli oggetti legati ad una funzionalità specifica prettamente dei mesi estivi, ma erano delle forme colorate che occupavano uno spazio e producevano delle ombre. Su di loro rimbalzava perfettamente il mio stato d'animo e le condizioni dell'ambiente che ci circondava. Dentro questo scatto ci sono l'odore ed il rumore del mare, il vento fresco di fine ottobre, il calore del sole, la piacevole solitudine, il suono dei miei pensieri. 
No title - countryside around Crotone - Agosto 2016
No title - Somewhere in Sicily - 2016
No title - countryside around Crotone - Agosto 2016
No title - Somewhere in Sicily - 2016
No title - Somewhere in Sicily - 2016
No title - Somewhere in Sicily - 2016
No title - Somewhere in Sicily - 2016
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