5,6 Km

l lungomare Cristoforo Colombo è un tratto di costa compreso tra Palermo e l'aeroporto Falcone-Borsellino. Ha una storia lunga, travagliata. Fino agli anni '70 era un luogo balneare isolato. Era anche un luogo in cui i pescatori della zona vivevano e lavoravano. Negli anni '70 tutta la Sicilia subisce una cementificazione selvaggia favorita da malavita e politici compiacenti ed il lungomare Cristoforo Colombo non viene risparmiato: 5,6 km di costa vengono riempiti da costruzioni a più piani. La possibilità di fruire di quella lunghissima spiaggia viene preclusa, la salute del mare viene messa in pericolo da scarichi fognari abusivi, i pescatori vanno via. Finalmente negli anni '90 parte un progetto di espropriazione e demolizione. Il vero problema è che non esistendo un piano di bonifica, il lungomare rimane in un limbo che, inevitabilmente, ne aumenta il degrado. Oggi è quasi impossibile distinguere, soprattutto durante il periodo delle vacanze estive, i fruitori occasionali di questo mare inondato dai liquami delle fognature abusive, dai proprietari di case destinate alla demolizione. Il paesaggio ha acquistato quel fascino del degradato, dell'abbandonato che in molti luoghi della Sicilia è consuetudine trovare. A chi percorre l'autostrada da Palermo verso l'aeroporto rimane l'impossibiltà di comprendere come la gente del luogo possa continuare a fruire di quegli spazi inospitali, come fantasmi imprigionati nel luogo della loro vita e della loro morte.
 
Cristoforo Colombo seaside street is a stretch of coast between Palermo and the airport Falcone-Borsellino. It has a long and troubled history. Until the '70s was a beach place. It was also a place where local fishermen lived and worked. In the 70s the whole of Sicily suffers a reckless favored by criminals and politicians complacent  and the street Cristoforo Colombo is not spared: 5,6 km of coastline are filled by multi-story buildings. The opportunity to benefit from the long beach is being foreclosed, the health of the sea is endangered by sewage abusive, fishermen go away. Finally in the 90s a project of expropriation and demolition begin. The real problem is that there’s not a reclamation plan, the waterfront remains in a “limbo”, which inevitably increases the degradation. Today it’s almost impossible to distinguish, especially during the summer holidays, the occasional users of this sea flooded by sewage from the abusive sewer and homeowners for breaking up. The landscape has purchased the charm of the degraded, the abandoned that in many places it’s customary to find in Sicily. From the highway to the airport it’s impossibile understand how local people can continue to enjoy those spaces unwelcoming, like ghosts imprisoned in the place of their life and their death.
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